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settembre 20, 2014

Carnevale

A carnevale io mi vestivo da Zorro, come d’altronde anche adesso, ma adesso lo faccio quasi tutti i giorni. Vendevano i denti finti di Dracula, che era una cosa discreta, da mostrare ogni tanto in un’atmosfera di amicizia, e vendevano delle clave di plastica  vuote con un fischietto in fondo, che era una cosa un po’ più antipatica. Assomigliavano all’asso di bastoni delle carte napoletane, ma erano di vari colori, rosse, gialle, verdi e blu.  Ora che ci penso, vendevano anche gli occhiali e il nasone coi baffi di Groucho Marx, che scoprii troppo tardi che era la vera figata , dopo che ebbi visto Prendi i soldi e scappa, molti anni dopo. I veri pervertiti creativi compravano le merde di cane di gomma e le distribuivano qua e là. Le suore organizzavano feste di carnevale, piene di coriandoli e stelle filanti, ma senza armi: tolleravano, per coerenza costumistica, la spada di Zorro o del Pirata, a patto che non fossero sguainate od agitate festosamente, ma vietavano nel modo più assoluto le clave di plastica, e secondo me non a torto. Esse erano a quell’epoca l’arma dell’avanguardia operaia infantile dell’epoca, il fischietto dell’operaio che rompe i timpani ai padroni quella vuota, l’Hazet 36 fascista dove sei quella riempita di sabbia, che provocava dolore ed umiliazione; bandita ovviamente da scuola, era l’arma in dotazione di squadracce di bambini più grandi di noi che marciavano inquadrati lungo i viali della città, in gruppi di quindici o venti o forse più, attaccando altri bambini che trovavano isolati o in gruppi più piccoli, ed infastidendo le bambine, con una certa predilezione per le più precoci / procaci. A pensarci a distanza di tempo, mi chiedo che carriera abbiano potuto avere i piccoli bastonatori sabbiosi. Secondo me una certa selezione l’ha fatta la polizia e la natura: dovevano ancora venire gli anni dell’esproprio proletario e dell’eroina, gli anni di piombo e di ferro e di merda. Molti ci avranno lasciaro la pelle, molti sono pensionati che gridano dietro ai bambini che disturbano, ma ci saranno anche presidi, viceministri, primari, presidenti di un certo numero di cose a casaccio che ora ti rompono i coglioni in modo più ligio alle leggi, ma che, una volta che questa vernice vecchia si scrosti un po’, vedi apparire l’antica, infantile, becera, violenta volgarità. L’infanzia è una scuola dura, ma chi ne esce bene per culo o prontezza di riflessi trova sempre un buco di riguardo in cui incastonarsi, per essere rimirato dagli altri coglioni.

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