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Segatura

luglio 2, 2014

Dalle segherie delle campagne intorno veniva la regina della scuola, la segatura. Ialina ed aromatica di pioppo appena versata, si imbruniva come mela grattuggiata quando, versata sul pavimento dell’atrio nei giorni di pioggia, veniva calpestata dalle scarpe di gomma dei bambini e dei loro genitori, o vi ci scrollava sopra l’ombrello gravido di umore cittadino. Veniva usata anche quando un bambino evacuava sostanze corporee a sproposito, e mi pare di ricordare che in quel caso il reperto impanato veniva rimosso con una scopa ed un affare a forma di badile, ma con il manico perpendicolare al suolo. Il che non avveniva immediatamente però, o per permettere al composto di raggrumarsi bene e così essere trasportato più facilmente, o come monito per gli altri, come si faceva una volta con gli assassini crocifissi sulla via Appia: che vi serva di lezione, tenetevi dentro queste porcherie.

Ho cercato nel llanto por Ignacio Sanchez de Mejìas se per caso avessi trovato nell’infermeria della Plaza de Toros menzione della segatura, ma niente: solo la sporta di calce, la mosca che depone l’uovo nella ferita, i batuffoli di cotone mossi da un colpo di vento. E un corno desolato. Per la mia desolazione di allora e di oggi ci voleva e ci vorrebbe ancora tanta, tanta segatura.

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One Comment
  1. Da applausi. Il finale è da antologia.

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