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Iron man

gennaio 11, 2013

Tra i ricordi più intensi e struggenti dell’infanzia ci sono le barzellette che ci raccontavamo. A questo proposito, La vendetta del Fantasma Formaggino di Elio e le storie tese resta un monumentale tributo ad una stagione emotiva ed esistenziale magnifica e per sempre perduta; al caro, al dolce, al pio passato, come avrebbe detto il mio personale eterno femminino.

Però il fatto è che le barzellette non mi sono mai piaciute: non mi fanno ridere adesso quelle per adulti – ad esempio quella della mela che sa di figa mi ha provocato, non molto tempo fa, un conato di vomito e un accesso di rabbia furiosa –  e non mi facevano ridere allora quelle per bambini; ma quelle per bambini, adesso, mi provocano una sorta di dolce malinconia. Considerate con il senno di poi, alcune mi appaiono dei capolavori misconosciuti.

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Mi ricordo ad esempio una barzelletta che mi raccontò una bambina di un’altra classe, una biondina alta coi piedi lunghissimi che le ballerine facevano sembrare ancor più lunghi: “La maestra dice a Pierino di fare una ricerca sul Colosseo. Pierino ci pensa e ci ripensa per tutta la notte, poi la mattina dopo va a scuola e porta alla maestra un vasino e una candela”.

A dire il vero, come ho scoperto qualche giorno fa, la versione originale è molto più banale e si trova, se non erro, in un film di Alvaro Vitali, o non vi stonerebbe; la bambina ne aveva ricevuto una versione più infantile e nel contempo più lirica, ove l’Anfiteatro Flavio (assente nella versione originale, ove compariva invece una nota metropoli nordamericana  e importante nodo ferroviario, la stessa altrove citata dal sempre ottimo e ben informato Elio e le storie tese) veniva associato con rapidi passaggi analogici ad uno dei più importanti e sperabilmente regolari avvenimenti della fisiologia umana, secondo un percorso fonosimbolico che molto deve, quasi pascolianamente, ad una paranomenclazione lallatoria di tipo infantile: Colosseo > Culosseo > culo suo.

Ho incontrato e riconosciuto recentemente la bambina della barzelletta, diventata poi un’austera collega di matematica. Naturalmente le ricordai l’antica storiella, naturalmente mi guardò molto male e mi levò il saluto. Così le ambasce della vita adulta soffocano il fanciullino che è in noi!

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6 commenti
  1. “E se uno svizzero ti dice: ‘italiano pizza, spaghetti, mandolino, mamma sai chi c’è? E’ arrivato il merendero’, tu non arrossire e non abbassare il capo ma digli…”

  2. Consolati: non ne so una, e non le ho capite! 1) Qual’è quella della mela che sa di figa? 2) Perchè la candela? 3) Cosa si risponde allo svizzero? 4) Quelle di matematica non conoscono Pascoli.

    • 1) quella della mela è una parzelletta di perluscone, preferirei non raccontarla; basti sapere che se la mangi dall’altra parte ha tutt’altro sapore. Da quando l’ho sentita non ho più mangiato una mela.
      2) La candela è un elemento surreale, nella versione qui riportata. In quella di Alvaro Vitali faceva parte di un lavoretto di quelli che si facevano alle elementari, che consisteva in un pitale e di una candela con la sublime dicitura: Chicago di notte; ovviamente un calembour così trivialmente didascalico non fa ridere, mentre quella della bambina, così reticente, pareva smentire l’assunto stesso della barzelletta per virare su posizioni decisamente magrittiane, nel senso di ceci n’est pas une toilette, e così provoca un riso sardonicamente intellettuale.
      3) Allo svizzero si risponde, secondo il verbo: uno tu non prendi parte neanche ad una barzelletta; dueeeeeeeeeeee; treno dell’amore, portami con te; Qua trovi la gioia; cinquinate il fiume; seeei
      4) è vero, ma sappiano che dovrebbero.

      Ma mi rendo conto che tra noi c’è un gap culturale; voi altri romagnoli siete più du côté de chez skiantos; grande gruppo, ma più versato nella loro contemporaneità movimentista che al privato vagheggiamento del caro, dolce, pio passato, fatto di feste delle medie e oratori (Tapparella e Born to be Abramo, per intenderci), tratto che è senz’altro più tipicamente lombardo.
      Con ossequi, LBL

  3. Ogni tanto mi chiedo come fai a non essere lo scrittore vivente di maggior successo mondiale.
    P.S.: in quanto demi-lumbard, vi sono vicino (e forza panino).

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