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Le buone scuole. Le elementari. 3. Pianto antico.

aprile 29, 2012

Scendevamo le scale per andare al cortile. Le scale immettevano in un salone chiuso da vetrate, una specie di portico ridotto a veranda, e sulle vetrate si riflettevano le immagini di noi che scendevamo le scale. Non senza ribrezzo riconoscevo la mia, di profilo, e non senza che ovviamente quella volgesse lo sguardo verso di me per guardarmi. E’ già brutta guardarsi allo specchio normalmente, di fronte, fermi, quando si riconosce la faccia normale, la faccia di faccia. Ma è orribile vedere se stessi di profilo, con la faccia che guarda altro, sorpresa nella naturalezza di un atteggiamento non preparato; che poi, quella faccia si accorgeva della mia e mi guardava un po’ di sbieco, continuando a scendere le scale con annoiata sofferenza. E nel riflesso ero solo io che stonavo, ero solo io che mi guardavo, mentre gli altri si ignoravano come fanno i gatti adulti col loro doppio speculare, che non riconoscono. E mi pareva giusto che tutti se la prendessero con me, se ero l’unico che riusciva ad attirare l’attenzione del proprio riflesso e che quindi sembrava distratto chissà da cosa, ed ero semplicemente assorto dalla contemplazione della mia stessa paradossale esistenza.

Spesso piangevo per cose minime, e allora la mia suora maestra organizzava con le bambine una spece di balletto collettivo di sfottò, e una quadriglia selvaggia caracollava avanti a me al suono di “piangiulone, piangiulone”. Da allora penso che non è vero che le donne siano tutte puttane; in un certo senso sono invece tutte suore, custodi dell’ortodossia sociale, sbirri del vivere comune deputati ad emarginare i tipi troppo strani, che non si inseriscono nella varie distinte caselle delle diverse normalità accettabili, che invero sono nel complesso abbastanza ecumeniche, comprendendo impiegati, ladri, punkabbestia, e svariate minoranze anche sessuali; ammettendo, insomma, tutte le identità che si riferiscono a gruppi, e rigettando con efficiente crudeltà i cani sciolti, i fanti perduti, gli individui dotati di coscienza. Intendendo per coscienza un doloroso senso del sé e per identità una sua versione più edulcorata, un banale senso di appartenenza ad una qualche categoria. Ho notato che la cosa non capita solo a me, e che anzi sono rimasto fino ad adesso abbastanza a galla, mentre molti miei compagni di sventura sono stati annegati a colpi di remo nel grande fiume della vita sociale. Ma basta di ciò.

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5 commenti
  1. forse anche Pavese era andato a scuola da queste teste di cazzo. c’è, comunque, un rimedio socialmente accettato: trombarle. più se ne trombano e meglio è, per noi e per loro. i tipi non incasellabili MA che non si fanno scrupoli trombano un casino di fighe e poi le mandano allegramente affanculo. loro soffrono e pensano sia giusto così. quando una viene chiavata e poi mollata pensa di avere a che fare con un vero uomo, concreto, decisionista: e le altre fanno la fila per subire lo stesso adorabile tormento. il tipo non incasellabile de quo, che di solito è egoisticamente abile a farsi i cazzi propri ad ampio raggio e non solo con le fighe, è quello definito come opinion leader. in vari periodi della mia vita, pur non essendo opinion leader, sono stato assai bravo a farmi i cazzi miei e ho scopato di conseguenza. l’importante è non fermarsi e non pentirsi, non rinnegare la propria natura. se Pavese avesse estroflesso la sua natura, fondamentalmente egoista e dinamica, invece di congelarla nutrendosi di sè stesso ritenendo di essere “fatto male” (così come Nietzsche e un sacco di altri figaioli mancati), io credo che di certo non si sarebbe ammazzato, avrebbe vissuto a lungo, con molti figliuoli magari avuti da donne diverse, amanti sparse, e avrebbe scritto cose à la Pavese ma con più ottimismo. si tratta di scegliere tra la negazione di sè stessi come fonte di ispirazione, o la affermazione delle proprie necessità a prezzo di essere meno (o diversamente) ispirati. la prossima volta andiamo a fighe.

  2. a proposito di pragmatismo e cinismo femminile cito la massima della nonna di una mia ex: “sa i lèdr u’s magna” (trad: “con i ladri si mangia”). altro che lavorare stanca!

  3. beh, sì e no; a parte la sfiga personale, che pure un po’ conterà, io intendevo fare un discorso un più teorico e universale, che però rimando in un’altra occasione. Colgo comunque questa per dissentire sull’opinion leader, che invece secondo me occupa un posto ben preciso nell’economia sociale: non è non incasellabile, è solo in una casella particolare e privilegiata.

  4. P.S.: avevo citato Pavese agganciandomi al tuo commento. secondo me sei più prossimo, per ironia nera, a Flaiano.

  5. I lettori iniziano a scalpitare…

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